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3 - Nel basso medioevo

E nel 1229 la denominazione di Cappella si era addirittura estesa al riedificato fortilizio. Un atto ci attesta la chiesa di Santa Maria della Cappella che sorgeva presso il castello della Cappella.

Negli statuti del 1248, nel giuramento del Podestà Giovanni Brolo, troviamo che aveva l’obbligo di fare custodire la Cappella da buoni e leali cittadini che avessero un patrimonio di almeno 100 lire imperiali e che la “turris cappelle” fosse tenuta in ordine in modo che i custodi vi potessero salire e starvi di guardia.

Per la difesa della città il comune prestò quindi una particolare attenzione al fortilizio, ma altrettanto attenti si dimostrarono i vari signori che ebbero il dominio di Bergamo, in quanto ai loro occhi serviva anche per tenere a freno i cittadini stessi.

Nel 1331 nel conferire il potere signorile sulla città di Bergamo a Giovanni di Boemia si stabilì che la Cappella fosse fornita di provviste sufficienti per almeno sei mesi.

Nel 1332 Lucchino Visconti si impossessò di Bergamo e subito restaurò e rafforzò la fortezza della Cappella. Un’iscrizione, ora dispersa, ricordava dei lavori di restauro e delle migliorie fatti fare nel 1345 dal capitano visconteo Negro da Pirovano.

Nel periodo signorile la Cappella, nome con cui ormai usualmente era indicato il forte, venne sempre fornito di una guarnigione, che più che alla difesa della città era ormai espressamente dedicata al suo controllo.

All’inizio del XV secolo, sotto il confuso dominio di Giovanni Maria Visconti, la Rocca della Cappella, la Rocca Grande, assieme ad altre fortezze, erano custodite dal ghibellino Giovanni Suardi, che però stentava a riscuotere la sua paga. Costui nel 1408 col consenso del Duca cedette il controllo sulla città e sue fortezze a Pandolfo Malatesta, signore di Brescia e di Bergamo riservandosi però il controllo della Cappella e della Bastia.

Nel 1419 il duca Filippo Maria Visconti affidò il compito di cacciare il Malatesta da Bergamo al Carmagnola, che capì subito l’importanza del fortilizio della Cappella e ne acquisì il 24 luglio il controllo, corrompendo con denaro il castellano, Antonio Guastafamiglia. Appena occupata la Cappella le truppe del Carmagnola iniziarono da li a battere la città, che fu presto ridotta alla resa e obbligata a tornare sotto il dominio visconteo.

Nel 1428 la Repubblica Veneta occupò Bergamo e pose un presidio nella Cappella. Vi furono varie proposte di adeguamento il forte. Nel 1429 vi era castellano Benedetto della Stoppa.

Nel 1433, sotto i Veneziani, la Cappella, che era stata danneggiata dal Carmagnola, viene indicata come una fortezza a cui prestare attenzione e si da l’ordine di riparala. Forse in quel tempo si provvide anche ad ampliare il recinto verso est per includervi la cappella di S. Maria Maddalena e per creare i nuovi alloggi per la guarnigione.

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Bergamo nel 1450 in un disegno a penna nel manoscritto "La vita di San Benedetto"

composto da  Gregorio Magno

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