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6 – Il forte della Cappella tra XVII e XVIII secolo

Nel 1528 Giangiacomo de’ Medici detto il Meneghino tentò un colpo di mano per occupare il malridotto forte la Cappella, fallendo.

Nel 1540 essendo la guarnigione del malconcio forte costituita da scarti della società, venne promossa da tale padre Lorenzo da Serina una processione religiosa, che terminò erigendo una enorme croce di legno sulla torre centrale del forte.

Nel 1550 il frate domenicano Leandro Alberti descriveva la Cappella come un luogo forte, sia per la posizione sulla cima del monte, che per fortissime mura di cui era fornita. Ma poi osservava che a quei tempi era un luogo abbandonato e mezzo rovinato, avendo l’esperienza dimostrato che fosse più dannoso che utile alla città.

Nel 1553 il Provveditore veneto Costantino Priuli, descrivendo il forte, ribadisce la necessità di demolirlo completamente, in quanto ritenuto pericoloso per la città.

Alla metà del secolo Venezia giunse comunque alla determinazione di fortificare Bergamo con una nuova cerchia muraria bastionata. Il progetto fu affidato allo Sforza Pallavicino che, preso da altre necessità, nel 1561 si limitò nel forte della Cappella, che rimase esterno alla nuova cinta bastionata, ad abbassare l’antica torre centrale, perché non si prestasse come bersaglio ai colpi dei nemici e a sostituire i parapetti antichi con altri realizzati in terrapieno.

Solamente verso la fine dei lavori per la costruzione delle mura, datata 1585, si riprese a considerare il rafforzamento della fortificazione, allorché una delegazione di esperti studiò con precisione il suo ammodernamento, facendo seguito ad una delibera del Senato veneziano. Nel 1588 i lavori, sulla base del disegno presentato dai quattro provveditori Generali, furono affidati al capitano Nicolò Michiel, al colonnello Rasponi e all’ingegnere Bonomi.

Venne edificato un recinto inferiore verso la città in cui restavano incluse una piccola piazza detta inferiore, gli alloggiamenti per il presidio e una cappella intitolata a S. Maria Maddalena, che rimaneva subito a destra della porta d’accesso. L’accesso di quest’altro recinto era anch’esso rivolto verso est, verso la città. Le due parti del fortilizio furono collegate con uno scalone largo 7 metri e l’intero complesso fu circondato da una fossa.

Nel 1589 vi fu insediato il nobile veneto Agostino Micheli col titolo di castellano, ma i lavori nel 1591 non erano in realtà ancora terminati: erano stati realizzati nuovi alloggi e magazzini per il presidio, ma mancava ancora la Casa del Castellano.

Nel 1593 in una relazione sullo stato del forte il Podestà veneto Alvise Priuli lamentava che la piazza superiore fosse angusta a causa della presenza, al centro, della antica torre. In quest’anno viene edificata la casa del castellano, spendendo 685 ducati.

Solo nel 1595 in una relazione il capitano Giovanni Guerini dichiara di avere edificate le abitazioni del Castellano e del Capitano e di avere ampliato la piazza superiore, demolendo alcuni edifici e il troncone residuo della antica torre. In mezzo alla piazza venne eretta un’antenna su cui nei giorni festivi veniva issata l’insegna di San Marco. Sotto questa antenna venne realizzata una vasta cisterna, alimentata da una sorgente e dalla raccolta delle acqua piovane. Un’altra cisterna fu realizzata davanti alla casa del capitano e la fossa fu dotata di un muro di controscarpa. I lavori eseguiti erano costati sino a quel momento 34.000 ducati.

Seguirono tra il XVI e il XVII secolo numerose discussioni su come procedere a rafforzare il forte, ma dei molti progetti e proposte non se ne fece nulla

Alcuni lavori di rafforzamento del forte furono realizzati all’inizio del XVII secolo seguendo le proposte di Francesco Berlendis e di Marco Antonio Negrisoli. Nel 1607 sulla costa dei colli, tra il forte e la città, fu iniziato, sotto la direzione dell’ingegnere Marcello Alessandri, un argine in terra, che doveva proteggere una “strada coperta”, che andava a collegare la porta del soccorso nel forte di S. Marco con il forte della Cappella. Questi lavori terminarono tra il 1613 e il 1616. Lungo questa strada furono realizzate due piazze, una posta a metà del percorso, l’altra a fianco della porta del castello, con l’obiettivo di collocarvi delle artiglierie.

Tra il 1621 e il 1623 il capitano Giovanni Vendramin promosse, su progetto degli ingegneri Tensini ed Allessandri, la realizzazione di un fronte bastionato oltre la controscarpa della fossa, dotato di grandi speroni, con una tenaglia verso la Bastia e il monte Corno e un puntone, denominato baluardo Moncenigo, verso S. Vigilio. Le opere furono realizzate inizialmente con materiali deperibili, però, lasciate a se stesse, nel 1633 erano già rovinate.

Nel 1633 si decise quindi una serie di lavori di ripristino, che diedero alla fortezza la configurazione definitiva, che giunse sino alla fine della repubblica Veneta, senza mai subire l’assalto di alcun avversario. Questi lavori diedero alla fortificazione quasi la forma di un forte a stella.

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 Cesare Malacreda, Rilievo dello stato di fatto della Cappella, con strada coperta che giunge fino al forte 1664. 

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Pierre Mortier (1661-1711) 

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